Le radici nella roccia
Riconoscere e soppesare le pietre, nella tradizione dei nativi australiani, è il primo gesto per incorporare la Legge del Bilanciamento, creandosi un punto d'appoggio stabile rispetto alla fluidità della vita
Come ricorda Tyson Yunkaporta nel suo saggio "Sand Talk" (HarperOne 2020, cap. II), appoggiando una mano sopra una roccia, e affinando la propria sensibilità nel soppesare pietre, è possibile avvertire una vibrazione d'intensità variabile a seconda del luogo e del momento. Questo è già un primo e chiaro segno di come la vita, in forma di energia, sia presente in ogni manifestazione della natura. Ogni pietra o roccia che si stagli dalla terra, attraendo per la sua singolarità o serie di singolarità l'attenzione dell'uomo, è inoltre predisposta per trasformarsi in segnavia (landmark) e, in quanto tale, va relazionato al piano non solo terreste, ma celeste.
NARRAZIONI CHE SI FANNO MAPPE
Il segnavia terrestre funziona cioé come indice calendariale del moto del Sole, proiettandosi nello spazio secondo linee di ombra che rendono manifeste le giunzioni delle songlines: narrazioni-mappe, in forma cantata, della storia delle relazioni della terra, dell'uomo, del cielo e del loro reciproco incorporarsi. Ogni volta che vengono però riattualizzate, sono conosciute secondo il punto di vista sacro di ciascuno: il passaggio momentaneo di un uccello, di un aereo o la forma particolare delle nuvole in quell'esatto momento, ad esempio, divengono parte della nuova attualizzazione, venendo interpretati come "segni" o "messaggi" degli antenati.
Ma come prendono forma propriamente le songlines? Osservare la volta celeste, forse, può essere già di grande aiuto.
OCCHI DI OPALE
Quando i pianeti Marte e Venere appaiono nel cielo, la songline della creazione li manifesta come gli occhi del Creatore, i quali sono rappresentabili in terra appaiando un opale rossa e un opale blu in un'apposita cerimonia. Esattamente come viene reso visibile uno spazio indistinto fra le due pietre, così in cielo gli spazi scuri non rivelano mero vuoto, ma terre celesti solide che hanno massa e sensibilità. Per rendere più concreta questa rete di connessioni occorre tradurle in pratica mediante l'esercizio del sand talk.

Stando alla lettura che ne offre Tyson Yunkaporta, all'interno di un esagono possono essere raffigurate due coppie di segni ripiegati e fra loro opposti. La prima coppia rimanda alla piega della gamba dei marsupiali, la seconda alla piega della gamba degli uccelli. Considerati insieme, rappresentano invece i soli due mammiferi placentati dell'Australia: gli esseri umani e i dingo. Mostrano una forma che richiama le regole del matrimonio in un sistema di parentela, ma da una differente angolazione possono richiamare anche il simbolo delle attività che competono solo il maschio. Possono manifestare anche il "punto di impatto", l'evento della creazione associato alla costellazione di Orione (considerato cacciatore o guerriero in qualsiasi parte del mondo), il Big Bang causato dallo scontro dell'Echidna contro la Tartaruga. In ogni cultura, sotto forme differenti, il trauma di questo evento fu all'origine della separazione del campo del cielo e del campo della terra, così come l'inizio dei cicli di espansione e contrazione dell'universo, cioé il suo respiro.
ARMARSI DELLA PROPRIA ASCIA
Tenendo in mente queste associazioni, là dove è possibile individuare una pietra o una roccia al centro di un luogo (ad esempio il massiccio di Uluru nel cuore dell'Australia), quelle divengono allora manifestazioni del "punto di impatto" di cui ogni narrazione delle origini testimonia. Uno schema che riaffiora non solo a ogni angolazione, ma è scritto nell'ombelico stesso nell'uomo. Abituandosi a queste continue concatenazioni, viene via via a estinguersi ogni differenza fra me, la pietra, l'albero, un segnavia o qualsiasi altro indice. Ciascuno di essi contiene conoscenza, storia, schema. Per incorporare e visualizzare tutte queste immagini in modo coerente, la realizzazione di un'ascia potrebbe rivelarsi quanto mai utile, esattamente come rifarsi alla narrazione dell'origine secondo il Dreamtime.
Mettendo a fronte la figure totemiche del Canguro (marsupiale) e dell'Emu (uccello), entrambe portano con sé la storia ancestrale della loro contrapposizione. L'Emu è infatti lo "scompigliatore" per eccellenza, il portatore nella vita dell'idea più distruttiva: "io sono più grande di te; tu sei meno di me". La fonte di ogni miseria umana. In qualche modo, ogni essere umano ha in sé questa caratteristica dell'Emu e riaffiora inevitabilmente quando viene affermato: "io sono speciale. Io sono più grande di altre persone o cose. Io sono più importante di qualsiasi cosa o di qualsiasi altro. Tutte le cose o le persone esistono per servire me". Un atteggiamento che necessita di un costante bilanciamento, onde evitare danni profondi e distruttivi.

L'EMU CHE DIVISE IL MONDO
Volgendo lo sguardo alla Via Lattea, lo spazio nero fra le stelle mostra esattamente la forma dell'Emu ancestrale, mentre le stelle della Croce del Sud disegnano la testa del Canguro intenta a trattenere l'Emu, unitamente alla presa da dietro dell'Echidna e all'avvoltolamento del Serpente alle sue gambe. Per contenere l'eccesso dell'Io serve infatti uno sforzo collettivo, un lavoro di squadra.
Come ben dimostrano gli scontri odierni sui social network, impostati in modo tale da lasciar emergere e proliferare l'Io individuale, la lotta uno contro uno è sempre inutile, perché entrambi i contendenti sono costretti a cimentarsi da punti di vista di egual valore. Occorre allora inserire gli Io individuali in un gruppo riconosciuto e dichiarato, la cui regola sia il rispetto e l'ascolto di tutti i punti di vista; l'Io che accetta questa condizione, ma non riconosce poi la reciprocità agli altri, finirà automaticamente per autoescludersi o autodistruggersi.
Ancora una volta, qualora lo sguardo venga riportato al piano della terra, là dove sono riconoscibili rocce sparpagliate qua e là, queste raccontano della condanna subita in tempi ancestrali per aver fatto prevalere il proprio Io, subendo come punizione la trasformazione in roccia. Trattandosi di forme viventi oggi in uno stato di apparente quiescenza, vanno comunque onorate e ascoltate, ma soprattutto prelevate con adeguata accortezza: una roccia spostata dal proprio ambiente senza essersi relazionati prima ad essa, può generare nel luogo di ricollocazione effetti disturbanti di crescente intensità e gravità (com'è accaduto, ricorda ancora Yunkaporta, con la restituzione delle tante pietre prelevate dai turisti ad Uluru, in quanto portatrici di conseguenze negative nella vita di chi le aveva prelevate). Chi sta scontando la propria pena, o l'ha scontata trasformandosi in una nuova entità come le pietre sparpagliate, merita di nuovo rispetto perché ha scontato il peccato originale contro la Legge della Reciprocità ed è oggi un testimone-guardiano della Legge stessa.
IL MODELLO DEL COLTELLO-DI-PIETRA
Per abituare al rispetto dell'avversario, una pratica diffusa in Tasmania prevede di organizzare combattimenti fra due uomini armati di coltelli di pietra, seguendo una semplice regola: vince chi riesce a colpire tre volte l'avversario solo sulle braccia, sulle spalle o sulla schiena. Chi si impone, però, è obbligato poi a ricevere gli stessi tagli nelle medesime posizioni dell'avversario, in modo tale che nello scontro diretto entrambi adottino il rispettivo punto di vista conservativo, con l'obiettivo di non fare all'altro tanto male quanto si dovrà poi ricevere. È il cosiddetto "modello coltello-di-pietra", riadattato oggi nel modello di sviluppo "sostenibile": ciò che prendo dev'essere anche ciò che lascio. Poiché lo scontro o l'ingaggio nascono sempre da una mancanza di piena identità con se stessi, che al contrario lascerebbe del tutto indifferenti nel proprio isolamento esistenziale, e dal momento che nell'etica tasmaniana "la pietra rappresenta la terra, lo strumento e lo spirito", l'atto di disgregazione dell'unità primordiale causato dall'Emu continua a riflettersi sul piano fisico della terra e impone di essere costantemente ribilanciato.
"La pietra ci insegna che noi dovremmo essere forti indipendentemente da qualsiasi cosa cerchi di spezzarci o abbatterci - dichiara Max, nativo tasmaniano (ibidem, p.30) - mantenendo un cuore compatto attraverso la propria cultura e le proprie credenze. La gran parte della Terra è roccia e mentre l'acqua e le piante creano la propria superficie, il corpo della Terra, la parte che tiene tutto insieme, è roccia. Possiamo avere vita e creazione, ma senza una base solida crollerà tutto. Lo stesso avviene nella società, nelle compagnie, nelle relazioni, nelle identità e nella conoscenza: di fatto, in qualsiasi manifestazione tangibile e intangibile. Esattamente come per le foreste e gli alberi, pelle aderente alle rocce della Terra: senza forza interna, senza una roccia d'appoggio, crollerebbero".
DIVERSITÀ INTERDIPENDENTI
L'apertura al dialogo e la progressiva integrazione delle diversità divengono modalità feconde solo a condizione di stabilire, dichiarare e riconoscere le regole dello spazio di confronto.
Se è pur vero che,
da un punto di vista geometrico, la sfera potrebbe offrire ancor meglio
del cerchio l'immagine del contenitore ideale di ogni possibile realtà,
la sfera stessa non troverebbe mai il proprio posizionamento senza un
leggero appiattimento ai poli. Così, non a caso, avviene col nostro
pianeta. E così dev'essere nel rapporto fra possibili individui-sfera e
individui-piatti: entrambi hanno bisogno l'uno dell'altro, delle
reciproche diversità, perché da soli finirebbero per non avere mai punti
di appoggio. Ogni volta che prendiamo in mano una pietra o un pezzo di
roccia, il loro insegnamento dovrebbe allora essere soppesato nella
nostra presa con grande attenzione.
Ecco perché anche forme di vita
meno visibile come le rocce, apparentemente mute e inamovibili, vanno
rispettate per quel che sono, per dove si trovano, ma soprattutto per
quel che contribuiscono a fare. Le rocce, in natura, sono infatti la
prima bilancia della reciprocità e, dunque, della giustizia.


