La Prima Legge

17.05.2026

Per comprendere l'unisostanzialità del tempo e dello spazio, i nativi australiani ritengono indispensabile partire dalle correlazioni generazionali dei sistemi familiari. Se la multidimensionalità dei rapporti viene ignorata, progressivi disallineamenti genereranno effetti negativi su lungo termine in ogni campo della vita.

Il tempo e il tempo profondo: niente più che un fiore. Se le immagini sono il veicolo più efficace per esprimere l'inesprimibile, occorre mettere in conto che potrebbero rivelare persino l'inaspettato. È esattamente quanto accaduto a Tyson Yunkaporta mentre era intento in un esercizio di sand talk (ibidem, p.37), mediante il quale visualizzare la "First Law", la Prima Legge: il disegno di tre cerchi concentrici all'interno di un esagono, attorno ai quali si succedono in progressione tre, quattro e cinque archi. O, almeno, così lui credeva tali segni potessero essere visti. Quando una bambina si è avvicinata alla figura tracciata nella sabbia, lei ha riconosciuto subito la corolla di un fiore e nessun altro, a ben guardare, avrebbe potuto contestare la legittimità della sua lettura. All'arrivo di Oldman Juma, poi, la figura vista è apparsa diversa ancora: appoggiando la guancia al suolo, quindi adottando il punto di vista della formica, i solchi tracciati nel terreno manifestavano la sabbia, le valli e i rilievi del territorio in cui tutti e tre gli osservatori vivevano. Un'insolita, quanto affidabile, topografia a latitudine zero della regione, attraverso cui l'immagine del tempo è stata incorporata direttamente nello spazio. 

IL PENSIERO TRIDIMENSIONALE

Il cambio continuo di punti di vista non ha però invalidato la modalità di visualizzazione di Yunkaporta: il primo cerchio, secondo l'autore, resta e sta per il punto d'impatto da cui l'universo sgorga; il secondo per il tempo degli Antenati; il terzo per la contemporaneità. Gli archi, a loro volta, ripetono lo schema triadico su livelli differenti: tre generazioni, tre stadi della vita, tre parti dentro un giorno, un compito o un momento. Il sand talk raffigurato, nella sua tridimensionalità, è riuscito dunque a manifestare un sistema di energia in movimento, capace di spostare la tensione dal cerchio esterno a quello interno e viceversa, seguendo un inesauribile processo di accrescimento e rinnovamento, proprio come la vita che può aprirsi al di là della fase terrena: torniamo alla terra, invertiamo la direzione, ritorniamo alla vita.

Per la visione aborigena "la creazione non è un "evento di molto tempo fa" - spiega Yunkaporta (ibidem, p.38) - dal momento che sta svolgendosi proprio ora e continuerà a farlo se sapremo come riconoscere chiaramente questo processo. Il sand talk lo ricorda senza giri di parole: il big bang del punto d'impatto tende ad espandersi, quindi a contrarsi, espirando prima e inspirando poi, in uno 'stato dinamico' in cui passato, presente e futuro si co-appartengono. Ogni nostro respiro è allora lo stesso respiro dei nostri Antenati o di qualsiasi altra persona verrà".

MIA FIGLIA È LA MIA BISNONNA

Ma c'è di più: la successione degli archi ricorda anche che, nei sistemi familiari, ogni tre generazioni avviene un azzeramento in cui i genitori dei nostri nonni tornano a incarnarsi come i propri bambini. L'eterno ciclo del rinnovamento. Accettare una dichiarazione simile non è per nulla scontato, però: la scienza, per lo meno quella occidentale, non ha prove a riguardo. In questo caso è allora utile prestare ascolto alle parole di Mowaljarlai, secondo il quale l'atto procreativo dipende dall'intenzione spirituale, non dalla dimensione fisico-organica

"Quando parliamo del Tempo della Creazione, la parola Wonditj significa 'costruire, fabbricare'. Il creatore fabbricò animali, rocce; tutto quello è appunto wonditj. Quando lui fabbrica. Diciamo anche 'annu menggna': lui fabbricò noi come se stesso. Il fatto è questo: una volta che il creatore mise il suo stesso riflesso nell'acqua, così egli fece gli esseri umani. Dipinse se stesso, pose un'immagine matrice là, un disegno, capisci? Così quello rimane nell'acqua sacra, in tutte le acque 'wunggud'. Dopodiché lui fece ritorno alla Via Lattea. Non si fermò qui, lasciò solamente il suo riflesso. Ora quegli spiriti bambini continuano a fuoriuscire da quel luogo sacro esattamente nelle forme del suo corpo. I rai individuali tornano al luogo wunggud, dal mondo inferiore, il Dulugun, la regione spirituale dove le persone vanno quando muoiono. I rai sono gli spiriti bambini, gli individui".

Sono sempre i rai, i piccoli spiriti, a entrare nel ventre e loro devono avere anche nomi wunggud. È parte della Creazione. Per farsi intendere meglio dai non aborigeni, Mowaljarlai ha provato a far riferimento a quanto scritto nella Bibbia. Là Giuseppe viene promesso alla giovane Maria, ma secondo la legge dell'uomo bianco entrambi non possono fare sesso prima di sposarsi. Dio parla però attraverso una nuvola. La potenza di Dio dice a Maria che lui, Dio, le sta per dare un figlio speciale che non peccherà mai. Dal punto di vista aborigeno, il concepimento avviene in modo differente. L'uomo è già sposato. Va direttamente alle acque sacre dove prendere gli spiriti bambini che sono già lì, in quanto riflesso del creatore. Da una parte, dunque, l'uomo bianco pensa che per avere un bambino occorra fare sesso con una donna. L'aborigeno, invece, sa che è Dio a porre il bambino nel ventre della donna, proprio come fece con Maria nella Bibbia. L'uomo aborigeno che ha fatto sesso con la propria moglie va quindi al luogo dove lui stesso è stato creato, dov'è il riflesso e l'immagine di Dio. L'uomo aborigeno ottiene i suoi figli attraverso la dimensione spirituale, non da se stesso

DAL PUNTO DI VISTA ALLO SGUARDO 

Stando a questa visione, i sistemi familiari si sviluppano quindi per cicli, proprio come la terra evolve per cicli stagionali o il cielo per cicli stellari: tempo e spazio restano sempre e inestricabilmente intrecciati, perché in realtà sono punti di vista sul medesimo. In tal senso, è errato pensare al punto di impatto come a un punto d'inizio o al cerchio esterno del tempo contemporaneo come a un punto d'arrivo: tutte e tre le età del tempo profondo vengono all'essere nello stesso tempo. È solo questione di mutare il punto di vista in sguardo, perché la sfera entro cui si manifestano è sempre in movimento centrifugo e centripeto, in espansione e contrazione, ma anche in rotazione esterna e interna, secondo lo stesso identico schema.

"Nulla, dunque, viene creato o distrutto: - evidenzia ancora Yunkaporta (ibidem, p. 39) - meglio dire che tutto è in movimento e cambia. Questa, in sostanza, è la Prima Legge dell'uomo, la Legge fondamentale della vita. Se la creazione è una costante condizione di movimento, noi dobbiamo muoverci parimenti in quanto ne siamo i custodi. Fare altrimenti significa danneggiare l'intero sistema e condannare noi stessi, dal momento che nulla può essere trattenuto, accumulato o preservato. Ogni unità richiede perciò velocità e scambio in un sistema stabile, a costo di arenarsi in uno stato di stagnazione che può avere effetti deleteri tanto sui sistemi economici che sociali, esattamente come su quelli psicologici e naturali".

OGNI INDIVIDUO MANIFESTA UNIVERSI MOLTEPLICI

Tornando ai tre archi, allora, possiamo riconoscere tre diverse generazioni di donne che veicolano la vita: le sorelle/cugine, le madri/zie e le nonne. Le madri delle nonne, invece, non appaiono perché sono già al centro, nel punto d'impatto dove tornano a incarnarsi come figlie dell'ultima generazione. Al tempo stesso, ogni sorella-madre-nonna è momento/espressione di un triplice ciclo a sé, concomitante con tutti gli altri, ragion per cui una sorella è anche cugina per altri, una madre è zia per altri, una nonna è figlia di sua nipote. Tutto sta nel non limitarsi a vedere la propria condizione dal solo punto d'impatto al centro, ma nel comprendere il punto di vista del bambino che siamo. Ogni volta che incontriamo qualcuno e stabiliamo una relazione con quella persona, non facciamo che portar con noi universi molteplici, ragion per cui non c'è modo di trascendere il punto di vista dell'osservatore, di porci al di fuori di ciò che viviamo per vederlo in sé e per sé. Dall'esterno avremmo solo un'immagine piatta, limitata, nient'affatto tridimensionale. 

È lo stesso problema che si ripropone nel concetto di oggettività/obiettività della scienza: per funzionare ha bisogno di creare uno spazio "ideale" da cui lo scienziato è astratto e, grazie a questo artificio, lo scienziato è poi in grado di ottenere risultati efficaci quando in gioco non è l'organico o, stando al linguaggio della fisica quantistica, quando ci si limita a fenomeni su scala sufficientemente misurabile. Oltre quel limite, però, la posizione stessa dell'osservatore finisce per produrre effetti sull'osservato, secondo il cosiddetto principio di indeterminazione di Heisenberg: un granello subatomico può allora apparire una particella quando ne cerchiamo il posizionamento, ma un'onda quando intendiamo misurarne il movimento. Su un piano d'osservazione più definito, l'elettrone di un atomo formerà così un campo di probabilità in funzione della sua posizione potenziale in qualsiasi momento e non potrà essere fissato in una singola condizione del tempo lineare. 

CONOSCERE PER GRADI

Se l'uomo non può comprendere tutto nella condizione in cui si trova, chi può farlo - avendo preso invece consapevolezza della dimensione tridimensionale del sapere - deve aver cura di dispensare la condivisione del sapere in modo equilibrato. È tenuto cioè a condividere per gradi, senza forzare mai la mano, onde non generare effetti contrari agli intenti. Il paradosso del "gatto di Schrödinger" può aiutare a capire meglio come comportarsi: se un gatto viene riposto in una scatola chiusa insieme a un veleno, dopo un po' noi non sappiamo se possa essere già morto, oppure ancora in vita. Poiché non possiamo vedere, il gatto è allo stesso tempo morto e vivo. L'atto mentale di osservare il gatto mentre respira lo rende vivo, l'atto mentale di osservarlo con gli occhi spenti lo fa morire. È il paradosso del principio di indeterminazione. 

"Da un punto di vista cosmologico indigeno, però - continua Yunkaporta (ibidem, p. 42) - può essere risolto ammettendo di essere noi stessi parte dell'intero campo e accettando la nostra condizione di soggettività. Se vogliamo davvero sapere cosa sta accadendo nella scatola, dobbiamo bere noi stessi il veleno e vedere che succede. Non è questione di come, dunque, ma di cosa. Dobbiamo muoverci e adattarci in funzione del sistema in cui ci troviamo: ogni tentativo di controllarlo da un punto di vista fisso genera un disallineamento di piani con effetti negativi".

INVESTIRE NEL TERZO MONDO 

Dal punto di vista economico, ad esempio, la stabilità non viene certo dall'accumulo di oro o di altri beni rifugio, bensì da quanto può garantire la rete di una "famiglia estesa": se i sistemi basati sulla crescita lineare sono infatti destinati a entrare in crisi per il costante consumo di risorse che desertificano il proprio habitat, la stessa ricchezza rimessa dal Primo Mondo al Terzo Mondo dell'economia genera effetti ben diversi: aiuta a consolidare un sistema di sviluppo sostenibile tradizionale, basato sull'equilibrio della circolarità. Non è più il fine e la fine del tempo lineare il principio di ogni cambiamento - imponendo di fatto una crescita infinita che può portare solo all'annichilimento, così come a una condizione di sfruttamento volto a garantire il benessere di pochi - ma la rigenerazione circolare. Non è un caso che la 'cattiva infinità' sia stata storicamente rappresentata attraverso un serpente che finisce per mangiarsi la coda (ouroboros), mentre l'infinità autentica - a detta degli aborigeni australiani - trova una rappresentazione decisamente più consona nell'atto di scolpirsi il proprio boondi, la propria clava. Il cosiddetto Bastone della Legge.

IL DONO DEL SERPENTE ARCOBALENO

Attorno alla punta della clava possiamo infatti incidere l'immagine dell'ouroboros per ricordarci la legge del tempo lineare, o anche la seconda legge della termo dinamica: i processi naturali sono irreversibili e direzionali. La tridimensionalità della clava, però, aggiunge un livello di lettura più ampio all'immagine dell'ouroboros: basta roteare la sua punta nell'argilla, facendo così apparire per intero (anziché per rotazione infinita dello sguardo, la cosiddetta "freccia del tempo" del sistema chiuso) il processo autogenerativo della vita. Niente è creato, niente è distrutto: tutto si trasforma. Dalla seconda alla prima legge della termodinamica. Rifacendosi alla tradizione delle songlines, il Serpente Arcobaleno - uno dei due creatori originari della Terra e dell'uomo - mostra infatti se stesso solo parzialmente e in funzione di dove l'osservatore si trova: ecco perché preferisce l'acqua come luogo privilegiato di manifestazione. È il luogo migliore attraverso cui possiamo vederlo. Così appare lì, ma solo per far comprendere che non è un'entità d'acqua, bensì di luce. Ciò che vediamo è una linea che corre sul bordo di una sfera, mentre la stessa linea sta in realtà muovendosi attraverso sfere multiple e sovrapposte, spirali serpentine estese sin dove la luce riesce a spingersi. Il Serpente, al pari di ogni immagine, si muove e vive in una creazione che non possiamo che percepire se non come lo sviluppo di una fotografia. In definitiva, "in un mondo della vita dove i tuoi pronipoti diventano tuoi genitori - conclude Yunkaporta (ibidem, p. 52) - tu hai un interesse legittimo nell'assicurarti che stai co-creando un sistema stabile per loro nel quale operare, ma anche nel garantire almeno un po' di equità intergenerazionale".

Share