en-Le radici nella roccia

05/06/2026

Riconoscere e soppesare le pietre, nella tradizione dei nativi australiani, è il primo gesto per incorporare la Legge del Bilanciamento, percependo un punto d'appoggio stabile rispetto alla fluidità della vita


Appoggiare una mano sopra una roccia è un atto tanto comune, quanto praticato con inusitata leggerezza. O sin troppa caparbietà. Esattamente come affinare la propria sensibilità soppendando pietre. In entrambi i casi, spiega Tyson Yunkaporta nel saggio "Sand Talk" (HarperOne 2020, cap. II),  è possibile avvertire una vibrazione d'intensità variabile a seconda del luogo e del momento: occorre però esercizio. È necessario dilatare il più possibile la profondità del nostro tatto. Se siamo in grado di farlo, allora sarà possibile cogliere nell'intimità con la roccia o la pietra un primo e chiaro segno di come la vita, in forma di energia, sia presente in qualsiasi manifestazione della natura. Ogni pietra o roccia che si stagli dalla terra, attraendo per sua singolarità o serie di singolarità l'attenzione dell'uomo, è inoltre predisposta a trasformarsi in segnavia (landmark) e, in quanto tale, va relazionata non solo al piano terreste, ma anche celeste.

NARRAZIONI CHE SI FANNO MAPPE

Il segnavia terrestre funziona cioé come indice calendariale del moto del Sole, proiettandosi nello spazio secondo linee d'ombra che rendono manifeste le giunzioni delle songlines: narrazioni-mappe, in forma cantata, della storia delle relazioni della terra, dell'uomo, del cielo e del loro reciproco incorporarsi. Ogni volta che vengono riattualizzate, sono però conosciute secondo il punto di vista sacro di ciascuno: il passaggio momentaneo di un uccello, di un aereo o la forma particolare delle nuvole in quell'esatto momento, ad esempio, divengono parte integrante della nuova attualizzazione, perché vanno interpretati come "messaggi" degli antenati. Il fatto che oggi non siano visibili, non significa che non siano più presenti: il canto riporta in vita l'inaudito.   

Osservare la volta celeste può essere un grande aiuto per comprendere meglio cosa le songlines mettano in campo. 

OCCHI DI OPALE

Quando i pianeti Marte e Venere appaiono nel cielo, la songline della creazione narra siano gli occhi del Creatore, i quali possono essere rappresentabili in terra appaiando un opale rossa e un opale blu in un'apposita cerimonia; e proprio come viene alla visibilità uno spazio indistinto fra le due pietre, così in cielo le aree scure non manifestano mero vuoto, bensì terre celesti solide che hanno una propria peculiare massa e sensibilità. Per rendere più concreta questa rete di connessioni conviene tradurle in pratica mediante un esercizio di sand talk.



Attenendosi alle indicazioni di Tyson Yunkaporta, occorre dare forma ai contenuti della narrazione mediante un disegno in grado di evocare un intreccio aperto di immagini guida. Un esagono può così rafforzare al suo interno la tensione di due coppie di segni ripiegati e fra loro opposti.  Secondo l'immaginario aborigeno, la prima coppia rimanda ad esempio alla piega della gamba dei marsupiali, la seconda alla piega della gamba degli uccelli. Considerate insieme e in continuità, possono invece rappresentare i soli due mammiferi placentati dell'Australia: gli esseri umani e i dingo. Manifestano di fatto una forma che richiama le regole del matrimonio in un sistema di parentela, ma da differente angolazione potrebbero richiamare anche il simbolo delle attività che competono al maschio rispetto alla femmina. Ma non è tutto. Possono manifestare persino il "punto di impatto", l'evento della creazione associato alla costellazione di Orione (considerato cacciatore o guerriero in qualsiasi parte del mondo): il Big Bang causato dallo scontro dell'Echidna contro la Tartaruga. In ogni cultura, sotto forme differenti, il trauma di questo evento fu infatti all'origine della separazione del campo del cielo e del campo della terra, così come l'inizio dei cicli di espansione e contrazione dell'universo, cioé il suo respiro. Dalla terra al cielo, dal cielo alla terra, associazione per associazione. Così opera il sand talk.  

ARMARSI DELLA PROPRIA ASCIA

Restando fedeli a queste associazioni, là dove è possibile individuare una pietra o una roccia al centro di un luogo (ad esempio il massiccio di Uluru nel cuore dell'Australia), quelle stesse divengono allora manifestazioni del "punto di impatto" di cui ogni narrazione delle origini testimonia. Uno schema che riaffiora non solo a ogni angolazione, ma appare scritto nell'ombelico stesso nell'uomo. Abituandosi a queste continue e fluide concatenazioni, viene via via a estinguersi ogni differenza fra me, la pietra, l'albero, il segnavia o qualsiasi altro indice. Ciascuno di essi contiene conoscenza, storia, schema. Per tenere insieme e visualizzare più facilmente tutte queste immagini, la realizzazione di un'ascia potrebbe rivelarsi una forma d'incorporazione immediata, mediante la quale rievocare la narrazione dell'origine secondo la visione del Dreamtime. 


Quest'ultimo riconduce alle figure totemiche del Canguro (marsupiale) e dell'Emu (uccello), alla storia ancestrale della loro contrapposizione. L'Emu è infatti lo "scompigliatore" per eccellenza, il portatore nella vita dell'idea più distruttiva: "io sono più grande di te; tu sei meno di me". La fonte di ogni miseria umana. In qualche modo, ogni essere umano ha in sé questa caratteristica dell'Emu e riaffiora inevitabilmente quando viene affermato: "io sono speciale. Io sono più grande di altre persone o cose. Io sono più importante di qualsiasi cosa o di qualsiasi altro. Tutte le cose o le persone esistono per servire me". Un atteggiamento che necessita di un costante bilanciamento, onde evitare danni profondi e distruttivi.

L'EMU CHE DIVISE IL MONDO

Da dove emergono, però? Perché proprio un Emu e un Canguro? Volgendo lo sguardo alla Via Lattea, lo spazio nero fra le stelle manifesta esattamente la forma dell'Emu ancestrale, mentre le stelle della Croce del Sud disegnano la testa del Canguro intenta a trattenere l'Emu, unitamente alla presa da dietro dell'Echidna e all'avvoltolamento del Serpente alle sue gambe. Il cielo parla le immagini della terra e ne ricorda la verità di sempre: per contenere l'eccesso dell'Io-Emu serve uno sforzo collettivo, un lavoro di squadra


Come ben dimostrano gli scontri odierni sui social network, impostati in modo tale da lasciar emergere e proliferare l'Io individuale, la lotta uno contro non può che essere inutile, perché entrambi i contendenti sono costretti a cimentarsi da punti di vista di egual valore. Occorre allora inserire gli "io individuali" (dimentichi della loro natura di noi-due) in un gruppo riconosciuto e dichiarato, la cui regola sia il rispetto e l'ascolto di tutti i punti di vista; l'Io-Emu che accetta questa condizione, ma non riconosce poi la reciprocità agli altri, finirà automaticamente per autoescludersi o autodistruggersi


Ancora una volta, qualora lo sguardo venga riportato al piano della terra, là dove sono riconoscibili rocce sparpagliate qua e là, queste raccontano della condanna subita in tempi ancestrali per aver fatto prevalere il proprio io, subendo come punizione la trasformazione in roccia. Trattandosi di forme viventi oggi in uno stato di apparente quiescenza, vanno onorate e ascoltate comunque, ma soprattutto prelevate con adeguata accortezza: una roccia spostata dal proprio ambiente senza essersi relazionati prima ad essa, può generare nel luogo di ricollocazione effetti disturbanti di crescente intensità e gravità (com'è accaduto, ricorda ancora Yunkaporta, con la restituzione delle tante pietre prelevate dai turisti ad Uluru, in quanto portatrici di conseguenze negative nella vita di chi le aveva prelevate). Chi sta scontando la propria pena, o l'ha scontata trasformandosi in una nuova entità come le pietre sparpagliate, merita di nuovo rispetto perché ha scontato il peccato originale contro la Legge della Reciprocità e, oggi, è diventato testimone-guardiano della Legge stessa. 

IL MODELLO DEL COLTELLO-DI-PIETRA

Per abituare al rispetto dell'avversario, una pratica diffusa in Tasmania prevede fra l'altro di organizzare combattimenti fra due uomini armati di coltelli di pietra, seguendo una semplice regola: vince chi riesce a colpire tre volte l'avversario solo sulle braccia, sulle spalle o sulla schiena. Chi si impone, però, è obbligato poi a ricevere gli stessi tagli nelle medesime posizioni dell'avversario, in modo tale che nello scontro diretto entrambi adottino il rispettivo punto di vista conservativo, con l'obiettivo di non fare all'altro tanto male quanto si dovrà poi ricevere. È il cosiddetto "modello coltello-di-pietra", riadattato oggi nel modello di sviluppo "sostenibile": ciò che prendo dev'essere anche ciò che lascio. Poiché lo scontro o l'ingaggio nascono sempre da una mancanza di piena identità con se stessi, che lascerebbe al contrario del tutto indifferenti nel proprio isolamento esistenziale, e dal momento che nell'etica tasmaniana "la pietra rappresenta la terra, lo strumento e lo spirito", l'atto di disgregazione dell'unità primordiale causato dall'Emu continua a riflettersi sul piano fisico della terra e impone di restare vigili rispetto al rischio di attriti sempre possibili.


"La pietra ci insegna che noi dovremmo essere forti indipendentemente da qualsiasi cosa cerchi di spezzarci o abbatterci - dichiara Max, nativo tasmaniano (ibidem, p.30) - mantenendo un cuore compatto attraverso la propria cultura e le proprie credenze. La gran parte della Terra è roccia e mentre l'acqua e le piante creano la propria superficie, il corpo della Terra, la parte che tiene tutto insieme, è roccia. Possiamo avere vita e creazione, ma senza una base solida crollerà tutto. Lo stesso avviene nella società, nelle compagnie, nelle relazioni, nelle identità e nella conoscenza: di fatto, in qualsiasi manifestazione tangibile e intangibile. Esattamente come per le foreste e gli alberi, pelle aderente alle rocce della Terra: senza forza interna, senza una roccia d'appoggio, crollerebbero".

DIVERSITÀ INTERDIPENDENTI

L'apertura al dialogo e la progressiva accoglienza delle diversità divengono modalità feconde solo a condizione di stabilire, dichiarare e riconoscere le regole dello spazio di confronto


Se è pur vero che, da un punto di vista geometrico, la sfera potrebbe offrire meglio del cerchio l'immagine di un contenitore ideale di ogni possibile realtà, la sfera stessa non troverebbe mai il proprio posizionamento senza un leggero appiattimento ai poli. Non è un caso che avvenga lo stesso col nostro pianeta. Così, dunque, dev'essere pure nel rapporto fra possibili individui-sfera e individui-piatti: entrambi hanno bisogno l'uno dell'altro, delle reciproche diversità, perché da soli finirebbero per non trovare mai punti di appoggio. Ogni volta che prendiamo in mano una pietra o un pezzo di roccia, il loro insegnamento dovrebbe allora essere soppesato nella nostra presa con grande attenzione. 


Ecco perché forme di vita meno visibile come le rocce, apparentemente mute e inamovibili, vanno sempre rispettate per quel che sono, per dove si trovano, ma soprattutto per quel che contribuiscono a fare. 

Le rocce, in natura, sono la prima e più evidente bilancia della reciprocità, dunque della giustizia.

Share